Florian
Kronbichler


I nuovi poveri

Privilegi si difendono stando zitti. Ne ha dato lampante controprova, parlando appunto, l’Avvocato generale dello Stato Di Pace in Commissione affari costituzionali. Oggetto della discordia: il decreto legge chiamato “per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari”. Prevede che in caso di sentenza favorevole alla pubblica amministrazione, il 10 percento delle spese legali recuperate dalle controparti sia ripartito tra gli avvocati dello Stato. Considerato che gli avvocato sono dipendenti pubblici con relativo stipendio (fisso e lauto – ca. 7.000 € ad un’anzianità di 20 anni), un “premio di produttività” del 10 percento sulle spese legali, come previsto dalla nuova legge, a me è sembrato generoso.
Invece, non è generoso. È misero, se si sa che in passato i superburocrati si sono divisi fra di loro l’intero tortino. Per dirlo in chiaro: Gli avvocati di Stato, oltre al loro stipendio sono abituati a portarsi a casa pure l’onorario da avvocato privato. Il loro capo Di Pace, in Commissione si erigeva a difensore della corporazione offrendo una immagine degli avvocati di Stato come se lavorassero ad esclusiva maggior gloria di dio, rischiando, con la futura legge, il decadimento nella povertà oltre allo “snaturamento della propria professionalità” e la “mortificazione della categoria”.
Retorica da marcia di morte. L’avvocato generale dello Stato (52 anni di anzianità di servizio!) sfoderava l’intero armamentario in difesa di privilegi che ci passava per minimo vitale. Ci sarebbero avvocati di Stato “che hanno mutui in corso” (come se semplici mortali non ne avessero), che la decurtazione dei compensi la prenderebbero come “retrocessione a semplice impiegato” e avanti di queste lagnanze.
Esempio di rara insensibilità. Mi attengo al detto popolare: Togli ai piagnoni, dai ai contenti!

Florian Kronbichler


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