Florian
Kronbichler


Ladini – equiparazione all’indietro

Oggi, in Commissione affari costituzionali si è votato sulla proposta di legge costituzionale, presentata dai deputati SVP, contenente modifiche allo Statuto di autonomia riguardo alla tutela della minoranza ladina in Sudtirolo. Ritengo il provvedimento superato per gli obiettivi che si pone, e inopportuno per il momento e il modo i cui è presentato. Conseguentemente non ho presentato alcun emendamento, ma sono intervenuto in Commissione con una dichiarazione sul complesso del provvedimento, motivando il mio dissenso di fondo. Riporto qui stralci del discorso.
Il gruppo linguistico dei ladini delle Dolomiti a ragione si sente trascurato dallo Statuto di Autonomia, – dire “discriminato” mi sembra una esagerazione, dato il buono stato di salute della sua gente. I padri dello Statuto, semplicemente non avevano pensato ai ladini. Per dirla di brutto, i ladini alla grande spartizione delle sfere di competenza, furono dimenticati.
Ad onore della verità va però detto, che pure il ladini stessi, all’epoca – primi anni 70 – non coltivavano quel senso di gruppo, quell’autostima che li contraddistingue oggi. Risale a non più di 30 anni la rinascita dell’autocoscienza dei ladini, il loro orgoglio “nazionale”, di costituire uno dei tre gruppi etnici costitutivi della società sudtirolese e la presa di coscienza per i diritti a loro preclusi.
Va qui anche detto che il “risveglio” dei ladini all’epoca è partito in opposizione all’partito “di raccolta dei sudtirolesi di lingua tedesca e ladina”, come si definisce la Südtiroler Volkspartei nel suo statuto. È merito dei “ladins” – così si chiama la forza politica autoctona – se gli argomenti di questo disegno di legge costituzionale da ormai trent’anni stanno sull’agenda del consiglio provinciale di Bolzano nonché del Parlamento italiano.
Solo più tardi la SVP ha “scoperto” la questione ladina, minimizzandola prima (avrebbe dovuto ammettere un proprio errore), e poi, scippando alla concorrenza d’opposizione dei ladins il tema della “discriminazione statutaria”.
Con questo provvedimento, si crede di rimediare ad una dimenticanza ad origine. Meglio tardi che mai, si direbbe. Quindi, tutto bene?
E qui dico di no. L’accelerazione che ha avuto questo disegno di legge, tenuto a bagnomaria già da diverse legislature, avviene al momento meno felice. Al Consiglio provinciale di Bolzano, così come a quello di Trento, da mezz’anno è istituita per legge una Convenzione (che a Trento si chiama Consulta) che in modo nuovo, chiamato partecipativo, sta elaborando l’assetto per la revisione dell’intero Statuto di Autonomia.
È stata una promessa elettorale e sta scritto nel programma di governo provinciale che la revisione dello Statuto di autonomia: questa volta lo si farebbe in nuovo modo, in un processo partecipativo appunto, e pure in collaborazione solidale con la provincia autonoma di Trento, dato che lo Statuto per le due province è uno solo.
C’è un’altra ragione ancora per restare perplessi di fronte al modo di procedere, scelto per questo provvedimento. Sono stati i ladini stessi a darne la prova. Questa estate, il 16-17 luglio, sul passo Sella, montagna simbolo dell’unità dei ladini, la “Union generela” ha festeggiato la 70esima ricorrenza della sua fondazione nell’anno 1946 rinnovando la rivendicazione di allora: quella di una maggior unità politica fra tutti i ladini. Il compleanno si concluse con l’approvazione di un “Memorandum” in cui si chiede:
1° – di investire in modo unitario della questione ladina i due organismi provinciali di revisione dello Statuto di Autonomia, la Convenzione a Bolzano e la Consulta a Trento. C’è inoltre l’esplicito intento di riunire i ladini delle cinque valli dolomitiche, iniziando da un maggior coordinamento delle norme e delle istituzioni a tutela della lingua e della cultura ladina. È una plateale contraddizione, far prendere sul serio ai cittadini, anche ladini, che in casa si stesse mettendo in moto un processo partecipativo di riforma dello Statuto, quando in contemporanea e senza partecipazione della base, il Parlamento procede per fatti compiuti e a favore dei ladini della sola Provincia di Bolzano. Mi sembra un comportamento irrispettoso ed intempestivo.
2° C’è un’altra, più grave intempestività. Ed è sostanziosa. I ladini, al momento dell’approvazione dello Statuto di autonomia davvero sono rimasti svantaggiati. Con questo provvedimento si cerca di portare il gruppo linguistico ladino al rango degli altri due gruppi e dello stesso Statuto. È comprensibile, ma miope. Perché ad obiettivo di riferimento si prende lo Statuto del 1972 del quale oggi tutti riconoscono i difetti e il bisogno di essere revisionato. È ciò che attualmente si sta tentando di fare sia con la riforma della Costituzione della Repubblica nonché dello Statuto di autonomia nell’ambito della Convenzione a Bolzano e la Consulta a Trento.
Con il provvedimento al nostro esame, stiamo invece riportando la causa ladina indietro su logiche della parcellazione etnica delle origini dell’autonomia che a tedeschi e italiani va stretta già da tanto. Per dirla ad effetto: Con questa legge costituzionale si recuperano errori che 45 anni fa i padri dell’Autonomia si erano dimenticati di compiere.
Non mi pare un granché di progresso. Noi avremmo preferito, così come reclamato dal gran raduno ladino di mezza-estate sul Passo Sella, che “l’equiparazione” ladina, tardiva quanto si voglia, si facesse nell’ambito della generale revisione statutaria, possibilmente per tutti i ladini delle Dolomiti (non solo per quelli della Provincia di Bolzano) e nel modo trasparente e partecipativo così come concorda


Flor now
Facebook Link