Florian
Kronbichler


Time to say goodbye

Strasburgo, giovedì 28 giugno 2018. Finisco qui ed oggi la mia esperienza parlamentare. C’è stato un bel po’ di tempo supplementare. “Colpa” del Consiglio d’Europa di cui facevo parte da due anni mezzo. Finché il nuovo parlamento a Roma non nomini la sua nuova delegazione (18 fra deputati e senatori) a questa istituzione politica più antica del Continente, noi “vecchi” risultiamo prorogati. Per la prossima sessione (in autunno) però, con la legislatura finalmente avviata, il parlamento rimedierà alla mia (e di altri) supplenza.

Per me è stata una gratificante esperienza. È un “parlamento” sui generis. Rappresenta 47 stati europei, cioè tutti dal Gibilterra fino agli Urali. È dedito alla democrazia e ai diritti umani, vuol dire al bene politico più prezioso, il che è sua pena e virtù. Ciò che di principio è la cosa più importante, più nobile, nella realtà politica spesso si scopre effimero ed evanescente. Io mi congedo oggi con una mozione, a mia prima firma, “contro la discriminazione dei Rom e Sinti in ambito delle abitazioni”. Avevo preso lo spunto dagli eventi tristi nell’Italia centrale e le rispettive dichiarazioni vergognose del vicepremier Salvini. Avendo concordato il testo con Radames Gabrielli, portavoce dei Sinti a Bolzano, sono convinto di fare cosa utile.

Non è sempre il caso. Ricordo il richiamo dell’Obmann della Südtiroler Volkspartei Philipp Achammer ai “suoi” parlamentari SVP. “I nostri parlamentari – disse alla vigilia del referendum costituzionale – hanno solo da badare alle questioni sudtirolesi. Altro non ha da interessarli”. Ordine grave, e purtroppo accettato ed eseguito dagli indirizzari.

“Altro non ha da interessarci”. Sono grato di aver potuto fare l’esperienza del Consiglio d’Europa, perché in esso ho avuto larga occasione di disubbidire l’ordine indebito. Se l’Obmann SVP mai leggesse l’ordine del giorno di questa sessione! S’indignerebbe. Mi sono occupato sistematicamente di cose “non-sudtirolesi” (che comunque si scoprono sempre “anche” sudtirolesi, sebben il povero Achammer non li riconosca tali.

A parte la mozione sul problema casa dei Rom, presentata oggi, mi sono occupato nella sola questa settimana di “strumenti tecnologici per migranti”, del “crescente problema droga in Europa”, di “matrimoni forzati”, di “rafforzamento delle donne in economia”, di “rapporto fra il bene del bambino e il mantenimento dell’unione famigliare”, , di “giustizia e democrazia in Iran”, di “distruzione e traffico illegale dell’eredità culturale”, “conseguenze umanitarie della guerra in Ucraina”, “libertà dei media e di giornalisti” eccetera, eccetera.

Sono alcuni titoli di rapporti, risoluzioni e dibattiti trattati in questa settimana. C’era anche “l’introduzione del linguaggio mimico come lingua ufficiale d’Europa. Ma non vi voglio stufare. In nessuna seduta manca una proposta o una lamentela riguardo a diversità etniche o religiose. Io le seguo, ma non le ritengo le più urgenti.

Credo di aver potuto aprire il mio orizzonte mentale e di cuore su temi che a Roma non abbiamo trattato e spesso nemmeno vengono ritenuti politici. Dovendomi occupare di questioni di cui in passato non avevo nemmeno saputo, ho incontrato persone di diversissime provenienze e convinzioni. Il mio maggior impegno era dedicato al tema di “eguaglianza e anti-discriminazione”, nome della mia commissione.
A fare il bilancio del mio impegno al Consiglio d’Europa? Imparato tanto, raggiunto poco. Il Consiglio d’Europa è per statuto e autocoscienza il depositario della democrazia e dei diritti umani. Le sue pretese sono immense, gli effetti delle sue azioni? Relative. Se mi è venuto a dubitare del senso d’essere del Consiglio d’Europa (e succede!), a rassicurarmi hanno provveduto le colleghe e i colleghi dei paesi cosiddetti “giovani” o “nuovi” che solo negli ultimi decenni sono apparsi sulla scena europea (o meglio, sul radar di noi europei “vecchi” e presuntuosi). Soprattutto i paesi della ex-sfera sovietica. Non sempre riesco a condividere i loro risentimenti anti-Russa. Il rancore, mi pare, gli annebbia il giudizio. Comunque, mi hanno insegnato il valore del parlare ed ascoltare l’un l’altro.

E dulcis in fundo, un piacevole effetto collaterale: Per quanto sia dotato di bravissimi interpreti, il Consiglio d’Europa aiuta ad imparare le lingue.


Flor now
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